Una sinistra pericolosa
Iniziare un articolo chiedendoci se chi la pensa diversamente da noi è un pericolo, è qualcosa che mette in difficoltà chi lo scrive. Tanto per cominciare, conosco tantissime persone di sinistra perbene. Avere un pensiero di sinistra, di per sé, non è disdicevole. Poi, io che sono di destra ho altre idee. La persona di sinistra pensa che una società giusta sia quella dove tutti sono allo stesso livello, la persona di destra pensa che una società giusta sia quella dove chi è più bravo ha di più. E questa è la normale dialettica di un paese democratico.
In un paese come il nostro, che democratico non è, l'unica sinistra davvero socialdemocratica è stata massacrata dai comunisti per via giudiziaria e oggi abbiamo, erede di quella tradizione, un partito che oltre a non avere assolutamente nulla di sinistra - l'intera storia della pseudosinistra italiana si caratterizza per aver fuso il peggio della destra e della sinistra - si è autoproclamato tutore della democrazia (infatti si chiama Partito Democratico, come se tutti gli altri fossero fascisti) e monopolista dell'antifascismo, sputando sulla tomba di cattolici, socialisti riformisti e liberali che hanno fatto la Resistenza quando loro stavano ancora con Stalin.
Tutto questo ci porta a Enrico Ruggeri e alla farsa inscenata a Codogno, dove la capogruppo del PD Maria Cristina Baggi ha preteso di escludere l'artista dalla notte bianca del 4 luglio per le sue posizioni no Vax espresse durante la pandemia. Ruggeri ha risposto con il suo solito stile diretto: "Stiano tranquilli, non sono uno di quelli che passa metà concerto a fare comizi, quando sono sul palco suono". Ma la questione va ben oltre il singolo concerto o le opinioni dell'artista scomodo su Green pass e vaccini.
L'artista stesso ha ricordato come nel 2020 si sia schierato "quando, primo e unico, all'inizio, dissi che la vicenda Covid era una vicenda indotta, pilotata e non credibile", pagando un prezzo durissimo in termini di lavori, ingaggi e partecipazioni, tempestato di insulti per aver osato esprimere un pensiero divergente. Questo è il clima che si respira quando una lobby di parassiti intellettuali, politicanti, magistrati e imprenditori vigliacchi si sente molto più al sicuro sotto il manto protettivo di questa sinistra fasulla che, senza alcuna legittimazione elettorale, decide chi può parlare e chi deve tacere.
Qui si manifesta la vera natura di questi presunti democratici. Tutti i regimi totalitari si caratterizzano per un aspetto che li accomuna: il rispetto al singolo è dettato dall'appartenenza reale o virtuale al partito. Ruggeri può aver espresso anche opinioni discutibili, ma nel momento in cui si chiede la sua esclusione per opinioni che non sono punite né dalla Costituzione né dal codice penale, questi finti democratici stanno rifacendo pari pari lo stesso fascismo che fingono di combattere. Solo che sono talmente ignoranti da non accorgersene.
La censura che aleggia intorno alla vicenda di Codogno non è un incidente di percorso, ma la logica conseguenza di un sistema marcio che ha trasformato la dialettica democratica in un tribunale dell'Inquisizione dove l'appartenenza ideologica determina il diritto di esistenza culturale. Proprio come i tanto odiati fascisti, che perlomeno avevano il coraggio delle proprie idee e istituzioni come il GUF, le fronde e la golardia - roba che questi del PD non sanno nemmeno cosa sia, troppo occupati a fare le vittime professionali.
Il sindaco Francesco Passerini ha tentato di buttare acqua sul fuoco ricordando che "l'arte, come lo sport, non dovrebbe essere soggetta a censure", ma la sua voce è il sussurro di un uomo ragionevole travolto dalla furia iconoclasta di una banda di fanatici travestiti da democratici. La libertà di espressione è diventata una concessione revocabile che questi nuovi padroni del discorso pubblico elargiscono solo ai loro fedeli, mentre chi osa dissentire viene eliminato dal consorzio civile.
La sinistra di per sé non è il problema, ma lo è diventata questa sua degenerazione cancerosa che si appropria di simboli e valori che ha tradito da decenni. Quando Ruggeri scrive l'hashtag #Censura sotto i suoi post, sta denunciando la metamorfosi di una democrazia che si è trasformata nel suo opposto: un regime travestito da libertà che pratica l'eliminazione sistematica del dissenso con la stessa efficacia dei sistemi che dichiara di combattere.
La politica italiana ha scelto la strada della liquidazione dell'avversario invece del confronto, e il caso Ruggeri è solo l'ultimo episodio di una deriva totalitaria che procede a colpi di esclusioni, liste di proscrizione e processi alle intenzioni. Non importa più chi abbia ragione o torto: importa solo chi ha il potere di zittire gli altri. E questi signori che si atteggiano a guardiani della democrazia stanno distruggendo proprio quello che fingono di difendere, un pezzetto alla volta, un concerto alla volta, una voce fuori dal coro alla volta. Finché non rimarrà altro che il silenzio dei sepolcri imbiancati.
In un paese come il nostro, che democratico non è, l'unica sinistra davvero socialdemocratica è stata massacrata dai comunisti per via giudiziaria e oggi abbiamo, erede di quella tradizione, un partito che oltre a non avere assolutamente nulla di sinistra - l'intera storia della pseudosinistra italiana si caratterizza per aver fuso il peggio della destra e della sinistra - si è autoproclamato tutore della democrazia (infatti si chiama Partito Democratico, come se tutti gli altri fossero fascisti) e monopolista dell'antifascismo, sputando sulla tomba di cattolici, socialisti riformisti e liberali che hanno fatto la Resistenza quando loro stavano ancora con Stalin.
Tutto questo ci porta a Enrico Ruggeri e alla farsa inscenata a Codogno, dove la capogruppo del PD Maria Cristina Baggi ha preteso di escludere l'artista dalla notte bianca del 4 luglio per le sue posizioni no Vax espresse durante la pandemia. Ruggeri ha risposto con il suo solito stile diretto: "Stiano tranquilli, non sono uno di quelli che passa metà concerto a fare comizi, quando sono sul palco suono". Ma la questione va ben oltre il singolo concerto o le opinioni dell'artista scomodo su Green pass e vaccini.
L'artista stesso ha ricordato come nel 2020 si sia schierato "quando, primo e unico, all'inizio, dissi che la vicenda Covid era una vicenda indotta, pilotata e non credibile", pagando un prezzo durissimo in termini di lavori, ingaggi e partecipazioni, tempestato di insulti per aver osato esprimere un pensiero divergente. Questo è il clima che si respira quando una lobby di parassiti intellettuali, politicanti, magistrati e imprenditori vigliacchi si sente molto più al sicuro sotto il manto protettivo di questa sinistra fasulla che, senza alcuna legittimazione elettorale, decide chi può parlare e chi deve tacere.
Qui si manifesta la vera natura di questi presunti democratici. Tutti i regimi totalitari si caratterizzano per un aspetto che li accomuna: il rispetto al singolo è dettato dall'appartenenza reale o virtuale al partito. Ruggeri può aver espresso anche opinioni discutibili, ma nel momento in cui si chiede la sua esclusione per opinioni che non sono punite né dalla Costituzione né dal codice penale, questi finti democratici stanno rifacendo pari pari lo stesso fascismo che fingono di combattere. Solo che sono talmente ignoranti da non accorgersene.
La censura che aleggia intorno alla vicenda di Codogno non è un incidente di percorso, ma la logica conseguenza di un sistema marcio che ha trasformato la dialettica democratica in un tribunale dell'Inquisizione dove l'appartenenza ideologica determina il diritto di esistenza culturale. Proprio come i tanto odiati fascisti, che perlomeno avevano il coraggio delle proprie idee e istituzioni come il GUF, le fronde e la golardia - roba che questi del PD non sanno nemmeno cosa sia, troppo occupati a fare le vittime professionali.
Il sindaco Francesco Passerini ha tentato di buttare acqua sul fuoco ricordando che "l'arte, come lo sport, non dovrebbe essere soggetta a censure", ma la sua voce è il sussurro di un uomo ragionevole travolto dalla furia iconoclasta di una banda di fanatici travestiti da democratici. La libertà di espressione è diventata una concessione revocabile che questi nuovi padroni del discorso pubblico elargiscono solo ai loro fedeli, mentre chi osa dissentire viene eliminato dal consorzio civile.
La sinistra di per sé non è il problema, ma lo è diventata questa sua degenerazione cancerosa che si appropria di simboli e valori che ha tradito da decenni. Quando Ruggeri scrive l'hashtag #Censura sotto i suoi post, sta denunciando la metamorfosi di una democrazia che si è trasformata nel suo opposto: un regime travestito da libertà che pratica l'eliminazione sistematica del dissenso con la stessa efficacia dei sistemi che dichiara di combattere.
La politica italiana ha scelto la strada della liquidazione dell'avversario invece del confronto, e il caso Ruggeri è solo l'ultimo episodio di una deriva totalitaria che procede a colpi di esclusioni, liste di proscrizione e processi alle intenzioni. Non importa più chi abbia ragione o torto: importa solo chi ha il potere di zittire gli altri. E questi signori che si atteggiano a guardiani della democrazia stanno distruggendo proprio quello che fingono di difendere, un pezzetto alla volta, un concerto alla volta, una voce fuori dal coro alla volta. Finché non rimarrà altro che il silenzio dei sepolcri imbiancati.
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